lunedì 11 agosto 2014

La fusione della nostra campana (foto)

Ciao! Sono tornata da Agnone,
ti sto mandando alcune foto della fusione della nostra campana. Quanto avrei voluto che tu fossi lì per fare le foto: è stata un'esperienza unica, bellissima, emozionante, commovente... è' sembrato di assistere quasi alla nascita di un bambino!



Siamo arrivati in fonderia verso le 10 (eravamo un bel gruppetto "O Viveiro"! ...), il fuoco era acceso dalle 9 per fondere il bronzo a 1.200 gradi. Ho scoperto che non è possibile stabilire un orario preciso per la fusione... l'orario lo decide il bronzo!


Quando è pronto (e il fonditore lo riconosce guardandolo) tutti si devono mettere all'opera, sollevando con forza prima la struttura incandescente e poi il crogiolo. Io ero emozionatissima, così come gli altri.


E si vedeva nel personale della fonderia un misto di emozione, di preoccupazione, grande concentrazione e grande felicità... la fusione è una fase delicatissima: anche il minimo errore, il minimo spostamento può pregiudicare tutto il lavoro. Per questo il fonditore si affida e chiede l'aiuto di Dio e di Maria.


E' arrivato padre Gennaro, mio cugino agnonese sacerdote missionario in Senegal (ha seguito il Viveiro ancora prima che nascesse, il Viveiro!); ha letto il Vangelo del giorno, il brano della Trasfigurazione, poi ha benedetto il bronzo fuso prima della colata ed iniziato la recita delle litanie alle quali noi tutti (fonditori compresi) rispondevamo. La colata del bronzo inizia proprio sul "Santa Maria"...


Abbiamo assistito alla fusione nello stesso luogo dove Giovanni Paolo II ha assistito alla fusione della campana della pace. C'erano i miei genitori, mia sorella e i miei nipoti, mio zio, Monica e la mamma, Alberto e la moglie Maria, Lorenza ed il marito Alex. Poi un po' più tardi sono arrivati padre Ciro, mia cugina ed un gruppo di amici romani.


Per tutti è stata un'esperienza unica ...
Al termine della fusione hanno fatto suonare le altre campane "presenti" in fonderia. Quasi un saluto alla nuova arrivata!!!



Adesso la nostra campana è rimasta interrata. lì, da sola, nella sua fossa. E' stato anche eccezionale che sia stata fusa da sola. Verrà tolta da lì il 20 ed aperta, alla presenza di Padre Giuseppe.
Altra grande, grandissima emozione... Bello, bellissimo...

Un abbraccio
Emanuela


2 commenti:

Anonimo ha detto...

La realtà ha superato qualsiasi immaginazione, rivelandosi una esperienza didattica, spirituale ed umana estremamente coinvolgente.
Entrar nella (mitica) fonderia Marinelli è stato come entrar nella macchina del Tempo, risalendo a gesti millenari che mi han evocato le rappresentazioni della mitologica "Fucina di Vulcano"... ma quelle fiamme non erano affatto infernali e, ben supportate dalle preghiere di P. Gennaro -riprese coralmente da Armando e dai suoi collaboratori nel corso della loro ardita e sacrale "danza" per la fusione- trasformeranno quella materia fluida, rovente e crepitante che è stata colata in un foro al centro della terra, in musica che sale al cielo. Più ancora dell'ardito cimento della fusione mi resterà impresso lo sciogliersi della tensione nello scambio di abbracci al termine della rischiosa operazione, trasformandoci da spettatori in attori di una esperienza così sentimentalmente condivisa da legarci indissolubilmente.

Grazie Emanuela, Enrica, FIlippo, Gennaro, Armando e...O Viveiro!

Maria

Anonimo ha detto...

Nell'antica Fonderia Marinelli di Agnone, amici e simpatizzanti del Viveiro si sono ritrovati intorno ad una fossa nel pavimento, coperta di terra. Un'immensa ma ordinata catasta di legno per accendere i forni copriva una parete dell'ampio e ombroso locale. Il fuoco ardeva e scintillava in un grosso braciere, posto dietro la buca. Scintille come stelle ogni tanto fioccavano sul terreno. Sorpresi e intimoriti i partecipanti si guardavano intorno, incerti: erano finiti nella fucina di Vulcano? A cosa era dovuta la sensazione di partecipare ad un rito di fondazione, a qualcosa di antico e primordiale?

L'atmosfera era euforica, piena di emozione e di attesa, e al tempo stesso sacra, ricca di commozione. I fratelli Marinelli, eredi di una tradizione centenaria, celebravano un rito antico e solenne. Tutti hanno chiesto, assistiti dalla mediazione e dalle preghiere di padre Gennaro, la benedizione su quello che stava per succedere, perchè il frutto del lavoro e dell'ingegno dell'uomo potesse essere protetto e portato a felice compimento. Il calore del fuoco ha finito di trasformare la lega di metalli che l'uomo conosce da almeno tremila anni in qualcosa di assolutamente nuovo, diverso: un materiale liquido, plasmabile, capace di prendere forma e di produrre suono. La materia, purificata?, trasformata?, si è preparata a farsi veicolo dello spirito. Poi il bronzo fuso è colato, ribollente, schiumeggiante, incandescente. Come un fiume è scivolato in una sottile fessura, negli interstizi tra l'anima della campana e la parete che ne definisce confini esterni. Ha riempito rapidamente gli spazi vuoti, si è sostituito all'aria, ha preso la forma delle decorazioni e delle scritte che erano state scelte per lei, la campana del Viveiro. Sono stati pochi attimi e il magma rosso è scomparso nella fossa, solo una macchia incandescente sopra la terra a testimoniarne la presenza. Poi anche lei si è spenta, è diventata più chiara e infine la cenere l'ha ingrigita. La fossa è stata coperta. È iniziata da allora la lunga attesa: che ciò che era rovente torni freddo, il liquefatto solido e la forma desiderata e sperata infine realizzata. Alla fine di Agosto la campana nascerà. Emergerà dalla fossa, come un bimbo sarà pulita, ammirata, osservata. Come un bimbo emetterà la sua voce. Il maestro campanario la testerà, ascolterà e approverà, speriamo, il suo “do”. Insieme al maestro altri ascolteranno il primo richiamo: penseranno a quel “do” che presto risuonerà altrove, nel lontano ma vicino Mozambico, immagineranno le testoline delle ragazze sorprese da quel nuovo suono, l'emozione della comunità che accoglie la voce della sua campana.

Quando inizia la vita di una campana? Inizia quando se ne sente la mancanza? O quando la si desidera e si comincia a progettare la sua esistenza?
Per la nascita di una campana è necessaria una comunità che la desideri e una comunità che sia pronta ad accoglierne il suono, una squadra che la immagini e una che la crei, materialmente. E' necessaria la convergenza tra competenze diverse e il senso di appartenenza e progettualità legato ad una comunità di intenti. Ma è anche necessaria una fortunata coincidenza di tempi, luoghi, pensieri e persone. Grazie alla generosità di padre Giuseppe Gaffurini di Terrasanta, alla costruttività di Emanuela, figlia di Agnone, all'amicizia con i fratelli Marinelli e alla loro maestria, all’attenzione di quanti hanno riflettuto sulle parole e le immagini da imprimere sul mantello, presto, nel nostro Centro di Chitima, si sentirà suonare una voce nuova. Sarà chiara e squillante, annuncerà momenti di gioia e di dolore e richiamerà il suo gregge: i suoi rintocchi porteranno alla comunità parole di amore e di speranza.

Lorenza