lunedì 26 gennaio 2015

Sostieni "Dignity", il documentario su O Viveiro

"DIGNITY"
Un documentario pensato per raccontare attraverso immagini filmiche di valore estetico una realtà che con grande potenza e determinazione cresce un millimetro al giorno, a Chitima, in Mozambico.
A volte due millimetri; altri, persino tre (vai alla pagina Facebook del progetto).


O VIVEIRO, “IL VIVAIO”
O Viveiro è una Onlus reale, materica. Vuole assistere bambine a cui la vita non ha dato una possibilità economica e pratica di esprimersi, le mette in condizione di evitare matrimoni prematuri a cui sarebbero costrette per povertà, attraverso l’apprendimento di saperi e tecniche.


Prima di tutto offrendo le basi di una scolarizzazione che −al contrario di quanto possa purtroppo dare la scuola statale− sia più di quattro mura e un recinto: un insegnamento impartito bene, con tutte le materie che servono, con l’idea di aprire possibilità di futura scelta, persino di studi ulteriori.

Poi una professione. Che sia l’agricoltura, la sartoria, la trasformazione dei cibi, la lavorazione del vimini o le molte altre attività che si possono imparare a Chitima. Che ci sia una scelta, un istinto verso qualcosa in cui riconoscersi e rispecchiarsi, qualcosa da voler fare per sentire forza di realizzazione dentro di sé, che produca sostentamento e quindi libertà di vita, autonomia. Dignità.


Un progetto che parte da una singola bambina per intercettare tutta la comunità: “Educare una bambina per educare un popolo” il motto di O Viveiro, e non solo: creare una realtà che nel futuro si immagina autosufficiente e autogestita: un Centro che procede nel suo sviluppo creando e consolidando i propri saperi e le proprie tecniche, per ancora più bambine, ragazze, donne. Per un cambiamento della comunità.
Infatti O Viveiro non è solo per le ragazze che abitano lì, ma un bene condiviso da tutti. Più di 300 bambini e bambine esterni al Centro fanno comunque riferimento alla struttura per attività da basilari a complesse: dal procacciarsi cibo e acqua alle pratiche sportive, soprattutto la corsa e il rugby.


A maggior ragione e con maggior diritto proprio perché − per una precisa scelta etica − le attività del Centro vengono fatte nel rispetto di tutte le normative fiscali, ambientali, lavorative e sindacali del paese.

Più profondamente, Dignity vuole raccontare la storia di queste bambine e ragazze, la loro epica, la loro poesia, le loro cadute, i loro traguardi. Quelle che ce l’hanno fatta fino in fondo e si sono date vita e speranza, e quelle che non hanno avuto la motivazione che serviva, e sono rimaste fuori; dal Centro −dove non trovavano il proprio posto− e dalla comunità, che le ha percepite diverse, e le ha quindi emarginate.


Con un occhio speciale a Rosa, la ragazzina a cui era stata amputata una gamba a seguito di un’infezione, e che giaceva a casa senza alcuna speranza di futuro se non quello di essere presa come moglie-serva di qualcuno, prima di arrivare al Centro. Rosa ha avuto una riabilitazione fisica prima di tutto (che l’ha resa di nuovo capace di muoversi autonomamente), e poi morale.
Grazie alla sua forza, ha scelto di imparare a intrecciare il vimini locale, diventando in tempo brevissimo competente e brava al punto da essere selezionata per una competizione regionale, e da lì a quella nazionale, finendo per essere intervistata in televisione. Sentirle raccontare la sua storia sarà uno dei pilastri della narrazione.


REALIZZAZIONE
Sarebbe persino sciocco pensare di andare a Chitima per raccontare del Centro pensando di dare qualcosa piuttosto che prenderlo. Da qualsiasi punto di vista si voglia narrare questa realtà, le valigie con cui si tornerà a casa saranno ricche di esperienze inalienabili, profonde, misteriose.


Anche volendo dare qualcosa, sarà sempre una frazione di ciò che si è preso.
E tuttavia il progetto Dignity vuole essere integrato al senso profondo di O Viveiro, e il modo più giusto di farlo è rendere le ragazze parte attiva e poietica della propria narrazione, non oggetti passivi da scrutare, carpire, reificare.

Prima di cominciare le riprese vere e proprie, racconteremo alle ragazze le nostre intenzioni, le spiegheremo come funzionano le nostre apparecchiature, le faremo stare dietro le quinte, porre domande, suggerire idee. Nulla verrà loro “rubato”, ma chiesto e discusso. La pretesa di spontaneità infranta a favore di consapevolezza e adesione, come per qualsiasi altro progetto pensato da Lúcia Meque Muzuza con suo marito Tomé Adamo, e da Emanuela Bonavolta, l’anima italiana di questo progetto e nostra sherpa e musa di ogni sua fase.


IL FILM
L’obbiettivo è quello di realizzare un documentario agile, di circa 30 minuti, da cui estrarre un trailer di massimo 4 minuti. L’intenzione della regista è quello di realizzare immagini il più possibile cinematografiche, eleganti, inedite. Qualcosa che restituisca sia la bellezza visibile che quella invisibile del Centro, e di ciò che ruota lì intorno, attraverso una bellezza formale. Più immagini che parole, e come parole quelle delle ragazze, la loro narrazione.


L’intenzione è di presentarlo ai più importanti festival internazionali e cercare anche dei passaggi televisivi, e una volta esaurito il suo ciclo naturale renderlo disponibile online sulle piattaforme più adatte alla sua capillare diffusione.


CREW
Regia: Monica Mazzitelli
Fotografia e postproduzione: Tripodphoto – Fabrizio Del Dotto e Darim Da Prato
Edizione e montaggio: Cinzia Bolognini
  • Monica Mazzitelli | regista, scrittrice e critica freelance, ha realizzato tanto cortometraggi che video musicali, alcuni dei quali selezionati per festival internazionali.
  • Tripodphoto | un collettivo foto-cinematografico che ha realizzato lavori video per Sky TV, Nautical Channel e Slow Food.
  • Fabrizio Del Dotto | laureato in Biologia Marina, dopo alcuni anni di fotografia si è specializzato in video making con varie collaborazioni televisive e cinematografiche.
  • Darim Da Prato | laureato in Produzione Multimediale. Come video-maker ha realizzato documentari su temi sociali e naturalistici, oltre a spot pubblicitari.
  • Cinzia Bolognini | film-maker, montatrice, segretaria di edizione in produzioni televisive RAI e Discovery Channel.

SPONSOR Questo progetto è stato reso possibile grazie a:
  • la rivista “Africa e Affari”, che ha coperto i costi dei biglietti aerei;
  • MCC - Medio Credito Centrale, che ha coperto i costi del documentario.

1 commento:

gabriella ha detto...

il progetto è valido perchè armonizza sviluppo di saperi, abilità, educazione, formazione, incoraggiando soprattutto l'autosviluppo e la responsabilizzazione delle persone che ricevono aiuto: è il giusto spirito per lavorare in Africa!
Gabriella