domenica 16 ottobre 2016

Qualche annotazione sulla crisi mozambicana per inquadrare il contesto in cui opera il Centro di Chitima


Il Mozambico è uno dei paesi più poveri del mondo. Oltre il 55% della popolazione, che continua a crescere a tassi molto elevati[1], vive al di sotto della soglia della povertà. Il consistente sviluppo economico registrato dall’inizio del millennio ha inciso solo in misura molto modesta sul miglioramento delle condizioni di vita[2], essendo l’economia prevalentemente basata sull’agricoltura le cui tecniche produttive rimangono legate alla tradizione.
Se già queste poche informazioni dipingono una situazione non molto rosea, dallo  scorso anno il paese conosce un periodo ancora più difficile sotto il profilo politico, economico e finanziario.


Il FRELIMO (Fronte per la liberazione del Mozambico) al potere fin dall’indipendenza nel 1975, nelle ultime elezioni (ottobre 2014),  pur rimanendo il primo partito, ha perso 47 seggi (su 250) a favore della RENAMO (Resistenza Nazionale Mozambicana) e del MDM (Movimento democratico del Mozambico), costola della RENAMO nato nel 2009. Essendo, tuttavia,  emerse molte irregolarità,  i risultati delle elezioni non sono stati accettati dalla RENAMO.
I negoziati fra le due parti si sono trascinati per l’intero 2015 senza risultati concreti in un contesto di crisi economica e finanziaria (rallentamento della crescita, svalutazione della moneta e conseguente rialzo dell’inflazione, crisi del debito).  All’inizio di quest’anno il dialogo si è addirittura interrotto, fatto che ha portato ad una ripresa degli scontri armati e delle azioni di guerriglia, concentrati soprattutto nelle province di Sofala, Zambezia, Tete e Manica. Solo in giugno,  sono emersi alcuni spiragli di una possibile riapertura delle negoziazioni fra le due parti con l’intervento di mediatori, ma a tutt’oggi l’accordo sembra molto lontano.

                                                            

Sotto il profilo economico-finanziario le difficoltà mozambicane sono divenute più evidenti dalla fine del 2015.  Dopo aver conosciuto, per diversi anni un incremento del PIL reale tra i più elevati del continente africano (7% l’anno tra il 2000 e il 2015), sulla base delle stime più recenti la crescita raggiungerà, nelle migliori delle ipotesi, il 3-4% nel 2016. A determinare  questo forte rallentamento avrebbero concorso il netto contenimento della spesa pubblica,  la siccità, in alcune zone, e le inondazioni in altre, il crollo degli investimenti diretti anche in considerazione della forte crisi debitoria generata oltre che dalla controversa operazione EMATUM[3] dagli ingenti debiti contratti, nel 2013, dal Governo  sui mercati internazionali per l’acquisto di forniture militari.
L’economia è tuttora prevalentemente basata sui settori primari, agricoltura e sfruttamento delle risorse minerarie, peraltro, quest’ultimo, limitato dalle scarse infrastrutture.  

L’agricoltura che, come stabilisce la Costituzione, è la base dello sviluppo nazionale, rappresenta circa il 20% del PIL, occupando il 75% della popolazione; ha una connotazione più di sostentamento che commerciale e soprattutto si basa ancora, come detto,  su tecniche  primitive,  legate alla tradizione e scarsamente meccanizzate. E’ condotta da piccoli imprenditori che coltivano piccoli appezzamenti di terreno (in media meno di 1,5 ettari) in prevalenza per soddisfare i bisogni della famiglia. Benché tra gli obiettivi primari del governo, come sostenuto dal ministro dell’agricoltura in occasione dell’EXPO 2015, ci sia la lotta alla malnutrizione, l’industria agroalimentare è poco sviluppata e la stessa orticoltura copre solo il 5% delle coltivazioni. Il Governo, con l’obiettivo di migliorare la situazione, ha predisposto, nel corso degli ultimi anni, diversi programmi pluriennali, creando tra l’altro alcune – cosiddette - Zone Economiche Speciali (ZEE)[4], puntando alla meccanizzazione e, soprattutto, alla costruzione di dighe per l’irrigazione. Il problema dell’acqua, infatti, (e dell’elettricità) è molto pressante. Il Mozambico ha uno dei livelli più bassi di consumo d’acqua su scala mondiale.

Il forte deprezzamento della moneta (metical) e la scarsità di prodotti si traducono in continui aumenti dei prezzi. Il metical evidenzia, dal novembre dello scorso anno, una progressiva svalutazione, nettamente accentuatasi dall’inizio 2016: nell’arco dei primi nove mesi ha, infatti, perso oltre il 40% del suo valore sia rispetto al dollaro (che resta comunque la valuta più desiderata), sia rispetto all’euro,  passando rispettivamente dai 45 agli attuali 77 metical per $ e dai 49 agli oltre 86 metical per €.  L’indice dei prezzi al consumo, il cui aumento già aveva superato l’11% nel dicembre dello scorso anno,  ha sfiorato in agosto, un rialzo di circa il 22% rispetto a dodici mesi prima.

L’operosità e produttività del Centro O Viveiro di Chitima riflette i due aspetti del quadro politico-economico sopra descritto. Le notizie positive sono 1) la buona performance scolastica delle ragazze ospiti del Centro, in particolare di quelle che sono vicine al compimento del percorso formativo;  2) l’arrivo di un trattore corredato di carrello, aratro e frangizolle che, “meccanizza”, in linea con i programmi governativi, la produzione agricola; 3) l’avvio, con professori e tecnici della Pontificia Università Cattolica del Cile, di un programma per la produzione di carne caprina secca con l’obiettivo di contrastare il problema della malnutrizione, conservando un prodotto in modo sicuro e duraturo; 4) il rilancio dell’orto con una produzione abbondante di pomodori e ortaggi vari; 5) il buon andamento del “ristorante” gestito da Liliana.

Le notizie meno favorevoli sono legate alle conseguenze delle difficoltà politiche, economiche e finanziarie: 1) la mancanza di materia prima dovuta alla siccità ha determinato una  ridotta attività, per non dire totale blocco, del mulino; 2) la pericolosità delle strade e l’onerosità degli approvvigionamenti di fibra, proveniente prevalentemente dal Malawi, hanno paralizzato la produzione artigianale di Rosa; 3) la carenza dell'acqua, per ovviare la quale non si è ancora trovato il modo di desalinizzare quella abbondante dell’ultimo pozzo, ha rallentato, per diversi mesi, la produzione dell’orto che, al momento e finché ci sarà, è irrigato  con l’acqua del fiume ...
 
a cura di Margherita




[1] Sulla base delle statistiche delle Nazioni Unite tra il 2000 e il 2015 la popolazione è cresciuta del 20% a livello mondiale, di oltre il 45% in Africa e di oltre il 53% nel solo Mozambico (di poco più dell’1% in Italia).
[2] Per un’analisi dettagliata si segnala l’articolo del Prof. Giovanni Galizzi, “Migranti, povertà, cambiamento climatico ed esplosione demografica dell’Africa Sub-Sahariana”.
[3] Società di proprietà  di diversi enti  pubblici che avrebbe avuto finanziamenti piuttosto consistenti per l’acquisto di una flotta – sovradimensionata - di navi da pesca sulla base di previsioni palesemente  irrealistiche e, forse, anche appositamente falsificate.
[4] Al momento l’unica Zona Economica Speciale  operativa è quella della Valle dello Zambesi che comprende anche tutta la provincia di Tete. Le ZEE godono di alcuni vantaggi tra i quali l’esenzione da imposizioni doganali e fiscali come abbiamo potuto constatare in occasione degli acquisti dell’attrezzatura agricola: solo il carrello è stato, infatti, assoggettato all’IVA nella misura del 17%.

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