domenica 28 aprile 2019

Notizie dal Mozambico ... un mese dopo il ciclone (Idai)


        E’ passato poco più di un mese da quando, nella notte tra il 14 e il 15 marzo un violento ciclone tropicale (Idai), in altre parole un terrificante uragano, si è abbattuto sul Mozambico, lo Zimbabwe e il Malawi.
           In tale zona gli uragani, fino a qualche decennio fa fenomeni piuttosto rari, difficilmente avevano raggiunto una simile intensità.
I venti, nei pochi registrati negli ultimi 25 anni, avevano superato i 200 chilometri orari solo un paio di volte, mentre quelli di Idai hanno toccato, nel momento di massima intensità, i 315 chilometri orari; il mare si è addirittura alzato di circa quattro metri.
               
       Il Mozambico, con la sua lunga costa sull’Oceano Indiano, è stato quello che ha subito i maggiori danni: in particolare le province centrali e soprattutto la citta portuale di Beira (seconda città del Mozambico) e i suoi dintorni, data la posizione sul livello del mare e poco protetta, sono stati distrutti al 90 per cento.



Secondo stime delle autorità nazionali e degli organismi internazionali sarebbero circa 3 milioni le persone colpite, un migliaio di morti accertati, circa 2.500 feriti, 240.000 case danneggiate, 500.000 ettari di produzioni perdute. Anche la torre di controllo dell’aeroporto di Beira è stata abbattuta, impedendo, di conseguenza, tutti i collegamenti aerei.

A distanza di poco più di un mese, il computo della distruzione – in termini di perdite di vite umane, di feriti e di danni materiali alle abitazioni, alle infrastrutture ed alle attività produttive, rimane provvisorio: ci sono, infatti, ancora centinaia di dispersi e numerose località difficilmente raggiungibili a causa delle interruzioni delle vie di comunicazione. Inoltre il lento ritiro delle acque,  per il persistere per diversi giorni di piogge torrenziali, ha ostacolato le operazioni di soccorso[1].
        Ad aggravare di giorno in giorno la valutazione dell’entità dei danni, sono le condizioni, tuttora estremamente precarie, igienico-sanitarie. Gli interventi della Caritas, con le riparazioni d’urgenza e la distribuzione di utensili da cucina, di 4.000 pacchi di aiuti alimentari e un supporto nutrizionale a 4.000 persone tra bambini con meno di due anni e madri in allattamento in stato di malnutrizione, e del Cuamm – Medici per l’Africa, con la fornitura di kit igienico-sanitari, medicine, materiale e attrezzature di pronto soccorso all’ospedale centrale e ai centri sanitari periferici, non sono riusciti, infatti, ad impedire che al pesante bilancio si aggiungessero la diffusione del colera (sarebbero già oltre 3000 le persone contagiate, malgrado la campagna di vaccinazioni messa in atto dalla Caritas) e l’aumento dei casi di malaria. Il ciclone ha sostanzialmente distrutto la rete idrica di Beira, limitando la fornitura di acqua potabile e portando all’inquinamento di molti pozzi; molte persone sono quindi costrette a bere acqua da pozzi contaminati, o addirittura l’acqua stagnante ai lati delle strade.

       Solo alla vigilia di Pasqua sono state ricollocate, con soluzioni provvisorie, dall’UNHCR, in aree più vicine alle loro precedenti abitazioni, circa 200 famiglie sopravvissute al ciclone che si erano rifugiate al confine con il Malawi, mentre ad altre 70.000 persone sarebbe stato promesso un alloggio più consono a brevissimo termine. 
Al di là della macchina dei soccorsi, per far fronte alle emergenze, immediatamente messa in moto, le necessità di medio e lungo termine per ristrutturare  un sistema, tra i più poveri del mondo, messo in ginocchio da una simile devastazione, sono tutte da affrontare. Nessun intervento è stato ancora possibile per recuperare, là dove questa operazione appare realizzabile, le abitazioni, le scuole, gli edifici dell’Amministrazione Pubblica, gravemente lesionati quando non completamente distrutti.

Già solo immaginare di reperire il materiale necessario sembra, al momento, una utopia senza parlare dei costi perché, come sempre, i primi a muoversi sono i prezzi: quelli dei beni alimentari hanno fatto segnare in pochi giorni un rialzo del 300% in considerazione della perdita dei raccolti di maggio.

Ma le preoccupazioni non sembrano finite. Nella giornata del 25 aprile, si è abbattuto, sul paese,  un nuovo ciclone (Kenneth), formatosi al largo delle coste del Madagascar: viaggia ad una velocità di 200-250 chilometri orari ed ha già distrutto alcune case, abbattuto alberi e causato cinque morti nella regione costiera (area questa, per la prima volta nella storia raggiunta da un ciclone tropicale) [2].    

Il nuovo fenomeno ha interessato un’area meno abitata di quella colpita da Idai: secondo le prime valutazioni, ci sarebbero, comunque, almeno 20.000 sfollati a causa della distruzione di migliaia di abitazioni e decine di villaggi ancora isolati. Sebbene abbia già perso gran parte della sua potenza, il ciclone Kenneth porterà, per diversi giorni, ulteriori abbondanti piogge e venti impetuosi che, secondo il portavoce delle Nazioni Unite, potrebbero determinare l’esondazione dei fiumi e corsi d’acqua costieri, mettendo in pericolo quasi 700 mila persone al confine tra il sud della Tanzania e il nord del Mozambico.

Di fronte al ripetersi di simili “catastrofi” su una paese in cui, già quotidianamente si deve fare i conti con una situazione di grave povertà, ci sentiamo di accogliere il suggerimento del Vescovo di Beira, S.E. Mons. Claudio Dalla Zuanna, S.C.I., in risposta agli amici che chiedevano cosa fare per aiutare la popolazione. Vorremmo, quindi, costituire un “fondo di solidarietà” da trasmettere in loco, tramite P. Constantino Bogaio Mccj, Superiore provinciale dei missionari Comboniani in Mozambico (molto presenti in Africa [3]), che fino a due anni fa è stato parroco di Chitima, per poter contribuire alla ricostruzione non appena questa sarà possibile ma, come spesso avviene, le luci dell’informazione si saranno affievolite se non, addirittura, spente ...
A tal fine potrà essere utilizzato il conto corrente di "O Viveiro onlus, sogna con gli angeli" 
(IBAN:IT 33 05018 03200 000012357877), specificando nella causale “per le vittime e i danni dei cicloni”.  Anche in questo caso, indicando nome, cognome, codice fiscale e recapito (indirizzo e-mail e/o postale), verrà inviata, a cura dell’Associazione, la ricevuta per poter usufruire degli sgravi fiscali previsti dalla legge.

 




[1] Particolarmente arduo è risultato poter raggiungere alcune zone dell’entroterra a causa delle  strade allagate e ponti crollati. Immagini via satellite, ha reso noto il Programma Alimentare Mondiale (Pam), mostrano estese zone totalmente inondate, compresa una sorta di "oceano interno" che ha sommerso completamente un'area di 125 chilometri per 25  - pari all'estensione del Lussemburgo - con acque profonde fino a 11 metri.
[2] E’ anche la prima volta nella storia che il Mozambico viene colpito da due cicloni di così forte intensità nella stessa stagione.
[3] I missionari comboniani presenti nel solo Mozambico sono 44 e animano 12 missioni a cui vanno aggiunte le nove comunità delle suore comboniane occupate prevalentemente nell’attività educativa e socio sanitaria..

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